Settembre 1, 2026

Luoghi diversi, stesso risultato

Il vetro che non va in frantumi: dall’esperienza UNO@UNO nei Comuni siciliani a una possibile filiera europea del riuso

Sutera. Un operatore verifica il sacchetto identificato mediante barcode prima del conferimento nello scarrabile. Le bottiglie, raccolte senza compattazione precoce, arrivano prevalentemente integre e riconoscibili. .

Titolo: Raccolta del vetro a Sutera - Descrizione: Un operatore verifica un sacchetto trasparente identificato mediante barcode sopra uno scarrabile contenente bottiglie di vetro prevalentemente integre.

Le fotografie sono state scattate in luoghi e anni diversi, ma documentano lo stesso risultato: bottiglie e barattoli arrivano allo scarrabile prevalentemente integri. Non è una coincidenza. Nel sistema UNO@UNO il vetro non viene conferito sfuso, compattato o lasciato precipitare sopra altro vetro. Viaggia in piccoli sacchetti identificati, circondato soprattutto da carta e plastica, e viene infine accompagnato mediante nastri fino allo scarrabile. Preservarne l’integrità significa mantenere aperta la possibilità di valutarlo per il riuso prima di destinarlo alla rifusione.

LA TESI Passare dal riciclo come destino inevitabile al riuso come prima opzione, lasciando la rifusione ai contenitori non idonei.

Quando la raccolta conserva il valore

Il vetro è riciclabile più volte, ma il suo riciclo comporta comunque movimentazione, selezione, frantumazione, fusione e nuova produzione. Se una bottiglia arriva intera, invece, conserva qualcosa in più della materia: conserva forma, colore, volume, etichetta e spesso un codice identificativo. Sono informazioni che permettono di riconoscerla, valutarla e, quando le condizioni tecniche e sanitarie lo consentono, avviarla a lavaggio e riutilizzo.

Il metodo UNO@UNO, sperimentato in oltre dieci Comuni siciliani, parte da un principio semplice: associare il conferimento all’utente, controllare la qualità dei materiali e rinviare il più possibile le lavorazioni distruttive. Nei piccoli centri il controllo è stato anche manuale; l’elemento decisivo, però, non è la dimensione del Comune. È l’organizzazione della raccolta: sacchi identificati, conferimenti verificabili al grammo, assenza di compattazione prematura e materiali ancora leggibili.

Le esperienze di Caltanissetta, Milena, Sutera, Racalmuto, Valledolmo, Gallodoro, Sommatino, Santa Caterina Villarmosa, San Cataldo, Gela e di altri territori mostrano che tracciabilità e qualità possono procedere insieme. Per il vetro, questo significa ridurre la frantumazione lungo la prima parte della filiera e mantenere aperta una possibilità che la raccolta convenzionale spesso chiude subito: il riuso.

Tanti luoghi, una sola evidenza

Milena, Valledolmo, Santa Caterina Villarmosa, Racalmuto e Sutera non hanno lo stesso impianto urbano, la stessa popolazione o la stessa organizzazione logistica. Le immagini, però, restituiscono un risultato coerente: bottiglie intere, riconoscibili per colore e tipologia, raccolte insieme ad altri imballaggi ma non ridotte immediatamente a rottame.

Queste immagini non dimostrano, da sole, che ogni bottiglia possa essere riutilizzata. Dimostrano però un fatto operativo: una raccolta progettata per preservare i contenitori consegna alla fase successiva un materiale più leggibile e meno degradato. È la premessa necessaria per scegliere, bottiglia per bottiglia, tra riuso e riciclo.

Il limite non è il vetro, ma il percorso che gli imponiamo


Il vetro non cade mai sul vetro

Una bottiglia o un barattolo, dopo essere stato svuotato del contenuto, non deve essere lavato né accumulato in casa. Viene inserito in un sacchetto già disponibile, etichettato e accostato agli altri sacchetti identificati contenenti i materiali da conferire.

Nel cassonetto, per effetto del maggiore peso specifico, il vetro tende a scendere verso il fondo. Quando il cassonetto viene ribaltato nel cassone del furgone, carta e plastica cadono per prime e formano un materasso sul quale arriva successivamente il vetro.

Nelle esperienze UNO@UNO, in termini di volume, il contenuto del cassonetto è composto normalmente per circa il 50–60% da plastica, per il 30–40% da carta e soltanto per circa il 10% da vetro. Il materiale più pesante, quindi, viaggia immerso in una massa molto più abbondante di materiali leggeri, capaci di ammortizzare urti e cadute.

Durante il percorso verso il CCR, le vibrazioni fanno scendere il vetro verso il fondo del cassone del furgone. Quando il carico viene riversato nella tramoggia accade nuovamente la stessa cosa: carta e plastica cadono prima, creando un altro strato morbido; il vetro arriva dopo e trova il materiale già depositato ad attutirne la caduta.

Dalla tramoggia in avanti non avvengono più cadute incontrollate. I sacchetti vengono distribuiti sul nastro trasportatore, identificati mediante barcode, associati all’utenza, pesati al grammo e verificati. Raggiunta la sezione dedicata, il vetro viene liberato dalla plastica del sacchetto che lo ha accompagnato durante il viaggio.

Anche dopo essere stato sconfezionato, bottiglie e barattoli non vengono fatti precipitare nello scarrabile. Un nastro trasportatore li accompagna fino al fondo, riducendo progressivamente l’altezza di caduta. Il sacchetto viene avviato alla propria frazione e il vetro si deposita nello scarrabile prevalentemente integro.

Dalla cucina allo scarrabile il principio rimane lo stesso: il vetro non cade mai sopra altro vetro, non viene compattato e non affronta salti distruttivi. Prima è protetto dalla prevalenza volumetrica di carta e plastica; dopo essere stato sconfezionato, viene accompagnato meccanicamente fino alla destinazione finale.

Le fotografie degli scarrabili colmi di bottiglie ancora integre non mostrano quindi una coincidenza, ma il risultato fisico e ripetibile dell’organizzazione UNO@UNO.

UNO@UNO propone di invertire la sequenza. Prima si preserva l’integrità; poi si identifica e si controlla; infine si decide la destinazione. Il valore non sta soltanto nel raccogliere più vetro, ma nel raccoglierlo meglio. Per questo il risultato osservato nei piccoli centri può essere tradotto in un modello industriale: il controllo manuale diventa selezione automatizzata, mentre il principio resta invariato.

Dal controllo manuale all’automazione

Dall’esperienza sul campo all’automazione

Il principio sperimentato nei piccoli Comuni può essere trasferito a città più grandi e reti sovracomunali senza alterarne la dinamica: preservare il contenitore durante tutti i passaggi e automatizzare le operazioni svolte manualmente.

Una linea industriale può essere organizzata in sei fasi:

1. Alimentazione controllata: la tramoggia distribuisce i sacchetti sul nastro senza triturarli o compattarli.

2. Identificazione e pesatura: il barcode collega il conferimento all’utenza e alla frazione dichiarata; la bilancia registra il peso al grammo.

3. Verifica della congruità: sistemi di visione e sensori controllano la corrispondenza tra codice e contenuto, segnalando eventuali errori.

4. Apertura e rimozione del sacchetto: l’involucro viene aperto senza frantumare il contenuto e il film plastico viene separato e avviato alla propria frazione.

5. Riconoscimento del contenitore: visione artificiale e intelligenza artificiale distinguono colore, forma, dimensione, integrità, tipologia e, quando possibile, marca o famiglia di prodotto.

6. Trasferimento accompagnato e doppia uscita: nastri e bracci robotici indirizzano le bottiglie idonee verso la filiera del lavaggio e del riempimento, accompagnandole fino allo scarrabile; i contenitori danneggiati o non qualificabili vengono destinati al riciclo.

L’automazione non deve quindi limitarsi a selezionare più velocemente il vetro: deve conservarne il valore, riproducendo su scala industriale il percorso che ha permesso alle bottiglie raccolte nei Comuni siciliani di arrivare prevalentemente integre.

OBIETTIVO DI PROCESSO Non rifondere ciò che può essere lavato e riutilizzato.

Il deposito cauzionale e UNO@UNO sono complementari

In diversi Paesi europei operano sistemi di deposito cauzionale, ma coperture, materiali e formati non sono uniformi. Il deposito funziona molto bene quando il contenitore è già inserito in una filiera progettata per il ritorno. Non intercetta però automaticamente tutte le bottiglie, tutti i marchi e tutti i canali di consumo.

La raccolta UNO@UNO può agire nello spazio complementare: preservare e rendere tracciabili anche i contenitori che arrivano attraverso la raccolta comunale. A valle, la selezione automatica può riconoscere quelli già concepiti per il riuso e avviarli a impianti di lavaggio industriale; gli altri possono essere sottoposti a verifica tecnica oppure, se non idonei, destinati al riciclo.

L’anello mancante tra Comune e industria

La proposta non richiede che ogni Comune costruisca un impianto di lavaggio. Il ruolo dell’ente locale e del gestore è produrre un flusso pulito, integro e tracciabile. Il ruolo dell’operatore industriale è selezionare, lavare, controllare e rimettere in circolo i contenitori idonei.

La fattibilità industriale del riuso è già visibile nel settore degli imballaggi. Eternity Systems descrive circuiti basati su raccolta, selezione, lavaggio regolato, controllo qualità, riparazione e tracciabilità, e dichiara di avere trattato miliardi di imballaggi riutilizzabili. Il passaggio innovativo proposto qui è collegare quel tipo di capacità industriale a una raccolta comunale progettata fin dall’origine per non distruggere il valore del contenitore.

Un progetto pilota potrebbe quindi riunire un gruppo di Comuni, un gestore della raccolta, un fornitore di tecnologie per l’apertura e la selezione, un operatore del lavaggio e alcuni produttori di bevande. L’obiettivo non sarebbe dimostrare soltanto quante bottiglie si raccolgono, ma misurare quante arrivano integre, quante sono riconoscibili, quante superano il controllo e quante possono davvero tornare sul mercato.

Integro non significa automaticamente riutilizzabile

La prudenza è essenziale. Una bottiglia integra non è, per questo solo fatto, pronta a essere riempita di nuovo. Il contenitore deve essere progettato o qualificato per più rotazioni; servono criteri di resistenza, igiene, compatibilità alimentare, tracciabilità e accettazione da parte del produttore. Anche lo status giuridico del materiale e le regole sulla cessazione della qualifica di rifiuto devono essere verificati nel progetto pilota.

Per questo la linea deve prevedere due percorsi. Nel primo, le bottiglie già appartenenti a circuiti di riuso riconosciuti vengono avviate a lavaggio, controllo e riempimento. Nel secondo, i contenitori integri ma non ancora qualificati vengono sottoposti a valutazione tecnica; quelli non idonei confluiscono senza ambiguità nel riciclo. La proposta non sostituisce il riciclo: lo rende residuale rispetto al riuso, quando il riuso è sicuro e concretamente praticabile.

Una proposta coerente con il nuovo quadro europeo

Il Regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR), entrato in vigore nel febbraio 2025 e applicabile in via generale dal 12 agosto 2026, spinge verso la prevenzione dei rifiuti, il riuso e una maggiore circolarità degli imballaggi. Il progetto UNO@UNO si colloca precisamente in questo passaggio: non considera il contenitore soltanto come materia da recuperare, ma come oggetto di cui preservare funzione e valore il più a lungo possibile.

Anche il progetto europeo INTERPOOL lavora sull’armonizzazione transnazionale dei sistemi di imballaggi riutilizzabili. La sfida, quindi, non è inventare da zero il lavaggio o il pooling, ma portare alla rete europea un contributo che nasce a monte: una raccolta locale capace di consegnare contenitori integri e dati utili alla loro selezione.

La misura del successo

La sperimentazione dovrà misurare il risultato lungo l’intero percorso: percentuale di bottiglie integre nel cassonetto, dopo il trasporto, all’ingresso della tramoggia, dopo la rimozione del sacchetto e nello scarrabile finale. Dovranno inoltre essere rilevati precisione del riconoscimento, congruità dei conferimenti, quota idonea al riuso, numero di rotazioni, scarti avviati al riciclo, costi logistici e riduzione di materia vergine ed emissioni rispetto allo scenario della sola rifusione.

Le fotografie raccolte in diversi Comuni siciliani dimostrano che la prima condizione può essere ottenuta: il vetro può attraversare la raccolta comunale senza essere ridotto prematuramente a rottame. Il progetto pilota dovrà trasformare questa evidenza in dati verificabili e collegarla alla capacità industriale di riconoscere, lavare, controllare e rimettere in circolo i contenitori.

CONCLUSIONELuoghi diversi, stesso risultato. Il vetro non rimane integro per caso: viene preservato dal modo in cui è conferito, trasportato, scaricato, identificato e accompagnato fino allo scarrabile. Ora questo risultato può diventare un processo industriale: preservare, riconoscere, lavare e riutilizzare; riciclare soltanto ciò che non può tornare in uso.

Abstract in English

Different places, the same result: why glass does not break in the UNO@UNO collection system

Photographs taken in several Sicilian municipalities show the same operational result: glass bottles and jars reach the final container predominantly intact. This is not accidental, but the consequence of a collection process designed to prevent glass from falling onto glass.

Once emptied, a bottle or jar does not need to be rinsed or stored at home. It is placed in an available bag, labelled with a barcode and deposited together with the other identified bags in an ordinary street container.

In the UNO@UNO field experience, plastics normally account for approximately 50–60% of the collected volume, paper for 30–40%, and glass for about 10%. Because glass is heavier, it tends to settle at the bottom. When the street container is emptied into the non-compacting collection vehicle, the lighter and bulkier paper and plastic materials fall first, forming a cushioning layer onto which the glass subsequently lands.

During transport, vibrations cause the heavier glass to move towards the bottom of the vehicle while remaining surrounded by lighter materials. The same sequence occurs when the vehicle unloads into the receiving hopper at the recovery centre: paper and plastic fall first, creating another soft layer before the glass arrives.

From the hopper onwards, uncontrolled drops are avoided. The bags travel along a conveyor, where each barcode is read, the contribution is linked to the user, weighed to the gram and checked. The bag is then removed from the glass and sent to its own recovery stream.

After unpacking, bottles and jars are not dropped into the dedicated container. A conveyor carries them progressively down to the bottom. From the household to the street container, from the collection vehicle to the hopper and from the conveyor to the final container, the glass is never compacted and never allowed to fall onto a mass of loose glass.

The UNO@UNO system therefore preserves the physical and informational value of each container. Once intact, recognisable and traceable, bottles can be assessed for industrial washing and reuse; only unsuitable containers remain in the established recycling stream.

A European pilot involving municipalities, collection operators, technology providers, industrial washers and beverage producers could measure glass integrity at every transfer stage, recognition accuracy, reuse eligibility, number of rotations, residual recycling, logistics costs and environmental performance.

Fonti e approfondimenti

UNO@UNO — “Tariffazione puntuale UNO@UNO a fastidio zero” — descrizione del metodo, dell’identificazione dei sacchi e del controllo dei materiali.

Commissione europea — Packaging waste e PPWR — quadro europeo su prevenzione, riuso, riciclabilità e riduzione dei rifiuti di imballaggio.

INTERPOOL — Interoperable reuse systems for packaging — progetto europeo per sistemi transnazionali armonizzati di imballaggi riutilizzabili.

Eternity Systems — Circular packaging solution — raccolta, selezione, lavaggio industriale, controllo qualità e tracciabilità degli imballaggi riutilizzabili.

Eternity Systems — Glass sorting for beverage manufacturers — selezione e ispezione automatizzata delle bottiglie, lavaggio e ricircolo.

Vecoplan — VSA bag opener — esempio di tecnologia per l’apertura delicata dei sacchi senza triturare il contenuto.

Nota redazionale. Le fotografie provengono dall’archivio UNO@UNO e documentano esperienze reali di raccolta. La parte relativa alla selezione automatica, al lavaggio e al riuso su scala europea costituisce una proposta progettuale da validare con partner tecnici, industriali e istituzionali.